Newsletter #17 – Marzo 2020

Newsletter #17 – Marzo 2020

 

 

Carissime, Carissimi,

continuano le nostre giornate difficili tra numeri, speranze e tante difficoltà. Non vedo l’ora di potervi dare notizie davvero positive, tutti noi ne abbiamo bisogno. Ma dobbiamo continuare a stare in casa e attenerci alle restrizioni. Il lungo periodo ci premierà.

Intanto il governo per far fronte all’emergenza Covid-19 ha messo a disposizione molte risorse  per il sistema socio sanitario delle regioni allo scopo di fronteggiare questa emergenza. A Regione Lombardia sono stati erogati circa 130 milioni di euro, suddivisi in 3 capitoli di spesa:

1)   58 milioni sono destinati a finanziare le prestazioni di lavoro straordinario del personale sanitario dipendente. Come abbiamo avuto modo di vedere medici e infermieri sono soggetti a turni che vanno ben oltre l’orario normale di lavoro. Questa emergenza ha riportato alla luce il tema della carenza di medici e infermieri, un problema sul quale ci si dovrà interrogare una volta finita l’emergenza.

2)   66,5 milioni sono finalizzati alla stipula di contratti per l’acquisto di ulteriori prestazioni sanitarie: la carenza di posti letto di terapia intensiva nel sistema ospedaliero pubblico, ha costretto Regione Lombardia a richiederne al privato e al privato accreditato. Regione Lombardia poteva contare su 526 posti di terapia intensiva negli ospedali pubblici e 198 nel privato accreditato. Oggi abbiamo raggiunto circa 1300 posti di terapia intensiva. Queste sono risorse che per quanto riguarda il privato accreditato, vanno ad aggiungersi a quelle erogate annualmente da regione in base ai contratti in essere.

3) 8,5 milioni  sono destinati alla realizzazione di aree temporanee esterne o interne agli ospedali, ma anche per sistemare luoghi per ricovero e cura dei pazienti Covid-19.

RSA: No ai Pazienti Covid-19 e subito tamponi al Personale

Sono settimane che come consiglieri PD denunciamo la scelta dell’assessore Gallera di portare pazienti positivi Covid-19 nelle RSA, così come ribadiamo la necessità di effettuare i tamponi sia al personale che ai pazienti. Purtroppo questo nostro grido d’allarme è rimasto ad oggi inascoltato e le RSA sono diventate incubatori d’infezione. Non passa giorno in cui sulla stampa non sia data la notizia di un numero impressionante di decessi, proprio nelle strutture per anziani. Strutture che per loro natura sono il luogo di persone fragili, molto spesso immunodepresse, in cui anche in una situazione normale le infezioni sono difficili da contenere. Lo stesso personale, tra l’altro decimato, non è istruito a trattare tale patologia, ma soprattutto è ancora oggi privo di quei dispositivi di protezione utili ad evitare il contagio dell’operatore stesso e dei pazienti. L’isolamento di piani Covid in una RSA è puramente fisico e non esclude affatto il contagio, in quanto non c’è la compartimentazione del personale, ovvero di personale dedicato.

La delibera di Regione Lombardia dell’8 marzo, che individua le RSA come strutture idonee nelle quali trasferire i positivi Covid, dando mandato alle ATS di individuarle sul territorio, va ritirata immediatamente. Così come bisogna fare da subito i tamponi al personale operante nelle RSA. Chiediamo all’assessore Gallera e al Presidente Fontana di tornare sui loro passi e, come hanno fatto retromarcia sui tamponi per i medici ascoltando la nostra richiesta, tornino sui loro passi anche per i pazienti e il personale delle RSA, che non sono operatori di serie B. Sono ormai troppi i decessi, un vero e proprio bollettino di guerra che va fermato

Questa la delibera di Regione Lombardia dell’8 marzo, che individua le RSA come luoghi idonei per ospitare malati Covid-19 e da mandato alle ATS provinciali ad individuarle sul territorio.

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Tardiva la delibera su sistema di monitoraggio ma pronti a collaborare con le ATS

La Regione prima o poi arriva e guarda caso delibera misure volte a contrastare il diffondersi del coronavirus sul territorio, come avevamo proposto. Regione però deve fornire “risposte” e fare “chiarezza” sull’attività di monitoraggio sui possibili contagiati dal Coronavirus che verrà effettuata dai medici di famiglia.
Gli amministratori locali si stanno facendo carico dei loro cittadini dal punto di vista sociale con la consegna a casa di spesa e farmaci e invocano l’aiuto della Regione per tutti quegli ammalati che non vengono ospedalizzati, e in molti casi si tratta di medici di base.
Ci convince davvero poco la delibera “tardiva” che assegna ai medici di medicina generale il compito di monitorare tutti i propri pazienti a rischio contagio anche attraverso strumenti di telemedicina. Ancora non è chiaro come verrà messo in piedi questo sistema, mentre arrivano continue segnalazioni di cittadini ammalati abbandonati a loro stessi, che non sanno cosa fare. E soprattutto, chiediamo ancora una volta alla giunta regionale, perché non si procede con i tamponi ai medici – ai quali viene chiesta adesso l’autocertificazione della temperatura – al personale socio-sanitario, a chi lavora nelle Rsa? E quali sono i criteri con cui vengono fatti i tamponi?. Da qui la richiesta di “risposte e chiarezza, tutto quello che finora è mancato

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Finalmente sui tamponi ai medici
Gallera ha cambiato idea

Finalmente Gallera ha deciso di fare i tamponi agli operatori sanitari, una cosa che chiediamo da giorni. Come mai solo ora? Occorre proteggere i medici ed è fondamentale il potenziamento della sanità territoriale perché per sconfiggere il virus sul territorio è determinante il coordinamento dei medici di base e il coinvolgimento dei comuni. Ben venga questo cambio di rotta, forse un po’ tardivo. I tamponi vanno aumentati in modo deciso, soprattutto per le persone a rischio, come sono anche gli operatori delle RSA e gli inquilini delle case popolari. Ricordiamo all’assessore anche l’assoluta necessità di far avere a tutti gli operatori sanitari e sociali i dispositivi di protezione, in troppi ne denunciano la mancanza. Dalla Protezione Civile ci risulta ne arrivino molti, come vengono distribuiti?

Imbarazzante la richiesta di Bolognini sui disabili: ascolti le Associazioni

È imbarazzante il fatto che l’assessore Bolognini chieda al Governo risorse aggiuntive sul Fondo per le non autosufficienze, quando la stessa Regione Lombardia ha decurtato i contributi alle persone con disabilità grave e gravissima.
In questa fase di grave emergenza, che vede le famiglie affrontare grandi difficoltà materiali, così come incertezze e ansie, siamo noi a chiedere a Bolognini e alla sua Giunta di ripristinare gli importi dello scorso anno, sospendendo l’attuazione del nuovo Piano regionale per la non autosufficienza fino alla fine dell’emergenza Covid-19, garantendo continuità di trattamento alle stesse condizioni del 2019 per la misura B1 come per la misura B2. Richiesta avanzata anche dalle famiglie e dalle associazioni che hanno sottoscritto tutte insieme una lettera dai toni molto chiari. 

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Continuate a scrivermi e inviarmi le vostre segnalazioni dal territorio!
Un caro saluto,
Antonella

 

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