Professioni sanitarie: il rischio è che la pezza sia peggiore del buco

Professioni sanitarie: il rischio è che la pezza sia peggiore del buco

La pezza rischia di rivelarsi peggiore del buco. E’ questo il timore sulle professioni sanitarie dopo la risposta ricevuta durante l’ultimo Consiglio Regionale all’interpellanza del PD presentata lo scorso 30 novembre.

Avevamo chiesto alla Giunta lombarda di intervenire presso il governo per poter consentire ai laureati in Scienze dell’Educazione e della Formazione (classe L19) l’iscrizione all’Albo di competenza e all’abilitazione alla professione, salvaguardando il personale attualmente impiegato nelle strutture sociosanitarie della nostra regione.

Invece il Governo, con la manovra appena approvata, è intervenuto in maniera indiscriminata, introducendo una deroga per l’iscrizione agli Ordini da parte di tutti i professionisti senza titoli che esercitano nel socio sanitario.

A luglio era stata approvata una mozione per il riconoscimento dell’equipollenza del titolo di educatore professionale rilasciato da corsi regionali. Avevamo fatto questa richiesta per risolvere problemi specifici e i temi che abbiamo sollevato sono stati risolti.

Ma ora la nuova norma permette il riconoscimento della professione e l’esercizio a chiunque non abbia un titolo. Siamo preoccupati per la situazione.

Con la manovra, infatti, viene stabilito che chi ha svolto professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione senza il possesso di un titolo abilitante per l’iscrizione all’albo professionale, per un periodo minimo di 36 mesi, anche non continuativi, negli ultimi 10 anni, potrà continuare a svolgere le attività professionali previste dal profilo della professione sanitaria di riferimento, purché si iscriva, entro il 31 dicembre 2019, in appositi elenchi speciali ad esaurimento.

Ci auguriamo che in questo modo non si annulli l’ordine che la legge aveva in parte ripristinato, creando ulteriori problemi al sistema sanitario lombardo.

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