L’intervento dell’assessore Beduschi merita una replica non tanto per il tono polemico, quanto per le omissioni sostanziali che lo attraversano. Quando si ricopre un ruolo istituzionale, sarebbe auspicabile attenersi alle responsabilità che quel ruolo comporta, evitando di trasformare ogni discussione in una contrapposizione politica permanente. Il continuo richiamo a ciò che il Partito Democratico avrebbe fatto – o non fatto – a ogni livello istituzionale appare francamente fuorviante, soprattutto se si considera che il Governo nazionale è in carica da quasi tre anni e che la Regione Lombardia governa ininterrottamente da decenni.

Venendo al merito, il tema dell’agrivoltaico non può essere ridotto a una disputa ideologica né a una questione di società partecipate o di agricoltori in cerca di integrazioni di reddito. Il nodo vero è la mancanza di una cornice normativa chiara e coerente, e su questo chi governa oggi non può chiamarsi fuori.


Colpisce, ad esempio, il silenzio dell’assessore su un passaggio decisivo: il decreto sulle aree idonee. Governo e Regione Lombardia condividono lo stesso orientamento politico e avrebbero avuto piena possibilità di intervenire su quello strumento, che rappresentava la sede naturale per individuare con precisione le superfici destinate allo sviluppo delle rinnovabili, evitando il consumo di suolo agricolo di qualità. Questa scelta non è stata compiuta.

Al contrario, si è preferito presentare un disegno di legge che, se approvato così come è, nei fatti, non restringe la possibilità di realizzare impianti su terreni agricoli. Non si tratta dunque di un vuoto normativo casuale, ma di una decisione politica precisa, le cui conseguenze oggi ricadono interamente sui territori e sulle amministrazioni locali.


In questo quadro si collocano anche le difficoltà vissute da Comuni come Gonzaga dove, in assenza di criteri sovraordinati chiari in tema di allevamenti intensivi, il conflitto è stato lasciato sulle spalle del livello comunale. È bene dirlo con chiarezza: gli impianti fotovoltaici sui campi agricoli saranno realizzati perché la normativa vigente lo consente. Non per scelte arbitrarie dei Comuni, non per forzature locali, ma perché il legislatore ha deciso di non intervenire in modo selettivo.

Se questo esito è ritenuto problematico, la responsabilità di correggerlo non può che stare in capo a chi governa, a partire dallo Stato e dalla Regione. Rivendico senza ambiguità il sostegno alle politiche energetiche europee e alla necessità di accelerare la transizione verso le fonti rinnovabili. Ma questa transizione non può essere lasciata all’assenza di regole.

La tutela dell’agricoltura, del paesaggio e delle filiere produttive non è in contraddizione con le rinnovabili: lo diventa solo quando chi ha la responsabilità di governare rinuncia a farlo. È su questo terreno che si misura la credibilità delle istituzioni. Non sulle polemiche, ma sulla capacità di dare regole chiare, giuste e applicabili.

Antonella Forattini
Deputata Partito Democratico