(Gazzetta di Mantova, Lettere al Direttore) – Se l’assessore Beduschi vuole davvero distinguere tra responsabilità e propaganda, saprà anche che la chiarezza e la correttezza sono un dovere verso chi legge, soprattutto su una materia complessa come quella delle aree idonee.
I fatti, così come le responsabilità, sono chiari e documentati.
Il cosiddetto Decreto Aree Idonee del Governo è stato impugnato e parzialmente annullato dal TAR Lazio nel maggio 2025, decisione poi confermata dal Consiglio di Stato, perché attribuiva alle Regioni una discrezionalità eccessiva nell’individuazione delle aree idonee e non idonee in assenza di criteri nazionali omogenei.
A seguito di quella pronuncia, il Ministero dell’Ambiente aveva 60 giorni di tempo per riscrivere le parti contestate del decreto, introducendo criteri chiari, uniformi e coerenti.
Per sollecitare il Governo, la Camera ha approvato un ordine del giorno a mia prima firma, che chiedeva esplicitamente un intervento correttivo. Ma quel decreto non è stato riscritto.
Arriviamo a oggi: non con un atto regolamentare corretto, ma con un decreto-legge (D.L. 175/2025, DDL S.1718) che il Governo si appresta a portare in Parlamento ponendo l’ennesima fiducia, riducendo drasticamente lo spazio di confronto parlamentare su una materia che incide profondamente su agricoltura, territorio e transizione energetica.
In questo quadro, l’articolo 2 introduce criteri utili al raggiungimento degli obiettivi energetici, ma non costruisce una vera tutela dell’agricoltura come funzione primaria del suolo: manca una gerarchia degli usi del suolo, mancano criteri qualitativi per distinguere tra superfici agricole strategiche e superfici marginali, manca un ancoraggio stringente tra produzione energetica e continuità del reddito agricolo.
Questo non è “scegliere la responsabilità contro la propaganda”, ma è piuttosto evitare di affrontare il nodo vero del problema: l’assenza di criteri nazionali chiari che mettano Regioni, imprese agricole e operatori energetici nelle condizioni di programmare, senza contenziosi e senza incertezze.
Per questo motivo, se davvero si vuole difendere il suolo agricolo e le produzioni, non è credibile continuare a chiamare in causa l’Europa: oggi il quadro normativo è definito da un decreto-legge nazionale, scritto dal Governo e portato in Parlamento con la fiducia. È lì che si decidono le regole.
Su questo terreno il confronto è non solo possibile, ma necessario, e va esercitato nei fatti e sul diritto.
