Su molti temi la premier ha offerto risposte strumentali nella conferenza stampa di inizio anno, ancora una volta impostata per celebrare un Paese che non c’è.

Nella vita di tutti i giorni, che Meloni e i suoi ministri sembrano ignorare, la gente comune sperimenta difficoltà economiche crescenti, svuotamento dei servizi pubblici, condizioni di lavoro precarie a fronte di minori tutele, progressivo venir meno della sicurezza.

L’occupazione cresce, ma i salari reali restano tra i più bassi d’Europa: l’Italia è l’unico paese UE con salari reali al -7,5% rispetto al 2021. Milioni di lavoratrici e lavoratori vivono una condizione di precarietà strutturale, mentre il governo continua a evitare il nodo del salario minimo e del rafforzamento della contrattazione. Più lavoro povero non è crescita, è arretramento sociale.

La spesa per la sanità scende dal 6,3 al 6% del Pil, riducendo l’accesso alle cure e scaricando i costi sui cittadini. In tema di pensioni, dovevano eliminare la legge Fornero ma l’hanno peggiorata, spostando in avanti l’età pensionabile e cancellando Opzione Donna. I fondi per l’istruzione sono fermi al 4% del Pil, al di sotto della media europea, in un momento storico in cui il Paese ha assoluto bisogno di rafforzare competenze e ricerca.

Le imprese chiedono certezze su energia, innovazione, filiere strategiche ma il governo risponde con misure frammentate e difensive, senza una visione industriale capace di accompagnare la trasformazione produttiva e tutelare l’occupazione di qualità.

In tema di sicurezza, mancano investimenti su prevenzione, presìdi territoriali, politiche sociali e organici delle forze dell’ordine. Si alimenta la paura invece di ridurla. La sicurezza non si costruisce comprimendo diritti o inseguendo emergenze mediatiche, ma rafforzando lo Stato nei quartieri, nelle città, nelle comunità. 

È questo il prezzo della stabilità politica?

Senza concretezza e senza risultati, siamo di fronte all’ennesimo esercizio di propaganda. E dopo tre anni di governo, i risultati devono arrivare, senza continuamente cercare capri espiatori per giustificare obiettivi mancati, come fa abitualmente la premier Meloni, che cominciano a diventare un po’ troppi.