In Aula è iniziata la votazione degli emendamenti al collegato agricolo ColtivaItalia, annunciato un anno fa dal ministro Lollobrigida. Un provvedimento che avrebbe potuto rappresentare l’occasione per definire una vera politica agricola nazionale, in grado di governare le grandi trasformazioni che stanno investendo il settore. Purtroppo non è così. Ci troviamo di fronte a un testo che interviene su singoli comparti, affronta alcune emergenze, distribuisce risorse, ma non costruisce una strategia per il futuro dell’agricoltura italiana.
Eppure le sfide sono davanti agli occhi di tutti. Ci sono gli effetti sempre più drammatici della crisi climatica, che colpiscono raccolti e redditività delle imprese. Ci sono le fitopatie e le epizoozie che mettono in ginocchio intere filiere. Ci sono i costi di produzione ancora elevati, la concorrenza internazionale, il consumo di suolo, la difficoltà di garantire un giusto reddito agli agricoltori e di attrarre nuove generazioni verso questo mestiere.
Di fronte a tutto questo serviva una visione, messa a terra attraverso una politica industriale per l’agricoltura e facendo leva su innovazione, ricerca, sostenibilità, qualità del lavoro e competitività.
Il Partito Democratico ha cercato di dare questo contributo con emendamenti che non avevano un carattere ideologico né ostruzionistico: erano proposte concrete.
Abbiamo proposto di rafforzare il Fondo per la sovranità alimentare sostenendo anche gli accordi di foresta e la tutela delle aree interne; di dare priorità a produzioni strategiche come l’olivicoltura e il frumento duro; di premiare l’agricoltura rigenerativa, gli investimenti innovativi e la digitalizzazione delle imprese agricole.
Abbiamo proposto di rafforzare la sicurezza dei lavoratori agricoli, di sostenere l’organizzazione delle filiere, di favorire l’accesso all’innovazione e di accompagnare le imprese nella transizione ecologica.
Sostenibilità e competitività non sono alternative: oggi sono la stessa cosa.
Molte di queste proposte sono state respinte. La maggioranza continua a raccontare un’agricoltura forte, mentre troppo spesso lascia soli gli agricoltori davanti alle difficoltà quotidiane.
