Quanti passi indietro, in pochi giorni.
Nell’America di Trump, l’uccisione di una madre di tre figli e l’arresto di un bambino di 5 anni da parte dell’Ice hanno reso ancora più evidente il declino di quella che era considerata la più grande democrazia del mondo verso un sistema autoritario. Il film della storia si riavvolge e ripropone fotogrammi che non avremmo mai voluto rivedere.
Di fronte alla disumanità di tali gesti, mi ero augurata che gli amici italiani di Trump avessero un ripensamento. Ma niente, anzi: a poche ore di distanza dalla cattura del piccolo Liam, davanti a una platea internazionale di giornalisti la premier Giorgia Meloni si è augurata che il presidente Usa possa ricevere presto il Nobel per la Pace. Descrivendo poi, con manifesta sottomissione, il progetto di Trump in Groenlandia come “assertivo”, Meloni ha di fatto sdoganato la facoltà del più forte di calpestare il diritto internazionale, offrendo una giustificazione allo stesso Putin, che in Ucraina sta mettendo in atto un progetto analogamente “assertivo”.
Tra le perle del governo Meloni, voglio segnalare che grazie all’interessamento del deputato Furgiuele della Lega, CasaPound, gruppo neofascista, terrà una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati per presentare una propria proposta di legge. C’è un aberrante tentativo di riabilitazione del fascismo, che spinge esponenti del governo a reintrodurne i modelli di pensiero e i rappresentanti all’interno delle massime istituzioni. Un’operazione più strisciante di quanto avviene nell’America di Trump, ma non dissimile.
In tema di passi indietro, un altro eclatante contributo della Lega è arrivato in questi giorni dalla senatrice Giulia Bongiorno che ha proposto uno stravolgimento del disegno di legge sul consenso, nell’ambito delle iniziative parlamentari di contrasto alla violenza sulle donne. Le modifiche di stampo leghista cancellano il termine “consenso” e introducono un richiamo al “contesto”, spostando il peso della prova sulle vittime e offrendo alibi a chi commette violenza. Un arretramento di matrice patriarcale, che segnala la sudditanza di Meloni verso gli alleati di governo e che spinge la premier non solo a rimangiarsi gli accordi bipartisan già raggiunti in Parlamento, ma a tradire, lei donna, i diritti stessi delle donne.
