La risposta di Calderone, ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, all’audizione congiunta delle Commissioni Agricoltura e Lavoro, organizzata su mia iniziativa e del collega Arturo Scotto, lascia aperti proprio i nodi più urgenti che avevano motivato la richiesta di confronto, avanzata dopo la morte di alcuni braccianti nelle campagne mantovane e in altre aree del Paese.
Un’occasione che avrebbe dovuto produrre risposte concrete sul contrasto al caporalato e sulla tutela di chi lavora nei campi nei mesi caldi, ma che invece si è fermata a una ricognizione di strumenti già esistenti e di impegni ancora da definire.
Sul caporalato, tema che resta una delle principali cause di sfruttamento e insicurezza nel lavoro agricolo, la ministra ha riconosciuto di non essersi soffermata diffusamente, rinviando la discussione ad altri approfondimenti, come se sfruttamento, ricatto occupazionale e mancata tutela della salute non siano aspetti della stessa emergenza.
Anche sul fronte del caldo estremo emergono limiti evidenti. Calderone richiama il protocollo nazionale e il ruolo delle ordinanze territoriali, ma il risultato continua a essere un sistema disomogeneo, con regole che cambiano da Regione a Regione e, in alcuni casi, da territorio a territorio: una situazione a “macchia di leopardo” che non garantisce omogenei livelli di protezione e che rende evidente la necessità di criteri nazionali più chiari e uniformi.
Colpisce inoltre l’assenza di un sistema di monitoraggio dedicato agli infortuni e ai decessi riconducibili alle ondate di calore: senza una banca dati nazionale, come può il Governo misurare l’effettiva dimensione del fenomeno e costruire politiche di prevenzione efficaci?
In relazione al fondo strutturale per affrontare le emergenze climatiche, la Ministra ha confermato che il Governo è ancora al lavoro, evitando di indicare risorse certe e tempi di attuazione. Di fronte alla drammaticità di eventi sempre più frequenti, servono invece strumenti permanenti, finanziati e operativi.
Soprattutto, serve una risposta politica all’altezza della sfida: più controlli contro il caporalato, regole omogenee per fermare il lavoro nelle ore più pericolose, dati trasparenti sugli infortuni legati al caldo e investimenti concreti per proteggere chi lavora ogni giorno nei campi.
